Il sentimento e la poesia contro il rumore assordante delle mode. Quello di Kazuto Takegami è un percorso artistico omogeneo e coerente. Il messaggio che ci vuole trasmettere è legato alla chimera di una nuova società, alla quotidianità vissuta lontana dai turbamenti dei ritmi di oggi, violentata dagli incubi e dalle costrizioni imposte alla libertà individuale.

Questi itinerari, a tratti onirici, evadono nel grande campo delle utopie dove ognuno è padrone della propria fantasia. Il pittore parla di se stesso, ma il suo messaggio è per tutti noi, alle isole dimenticate della nostra anima dove sono conservate voci, anche basse e meste, che si liberano in una dolce melodia

Matteo De Marzo - Milano - per "A bassa voce" (2009)

La pittura di Takegami è un dialogo con l’anima nei luoghi della quotidianità. E’ un fraseggio efficace e delicato nella linea di demarcazione tra il subconscio e il conscio. E il pittore attinge il pennello nella sua anima traendo estro e genialità. Ritrae episodi e particolari come se fossero “gocce” che appartengono al grande fiume del tempo. Ha un personale modo di “sentire” la vita: la analizza e la immortala nei segni rapidi che sanciscono una dimensione umana solida.

Nella pioggia dei nostri giorni s'intaglia la speranza dell'infinito, oltre al quale non c'è un orizzonte a frenare l'esuberanza o l'irrequietezza creativa dell'animo umano, ma un assoluto nel quale è possibile incontrare Dio. La natura dà origine ad un'armonia universale che si ripete nei gesti e negli istinti: la luna è quindi materna, accudisce al suo interno una madre col bambino. La natura stessa, quando è rispettata, può proteggere l'uomo nella sua placenta fatta non solo di acqua ma di profondo amore.

La pittura di Kazuto aggiunge spessore alla sua anima e alla nostra coscienza: non è definita in schemi predeterminati, intossicata da una cultura narcisista, ma è un inno alla globalità e alla universalità che stimola la pulsione intima e analitica della creatività

Matteo De Marzo - Milano - per "Gocce d'Anima" (2008)

Artista estremamente profondo, nella sua pittura crea una connessione onirica e iconica tra l’eredità della sensibilità orientale e l’Occidente.

Attratto dalle tecniche più antiche come la stampa calcografica o il sistema di pittura tradizionale a fresco, instancabilmente attraverso la forma e il colore esprime la ricerca dell’ignoto poetico, come scolpisse con i suoi tratti pittorici un diario universale e intimista nello stesso tempo.

Sensibile, modesto, onesto intellettuale, nelle sue tele ricrea scenari atemporali e senza limiti di ambientazione spaziale.

Il suo è un messaggio trasversale, universale di poesia estrema e delicata, non gridata e non di facile fruizione che non cede alla tentazione del fumetto e dei manga in cui tanti giovani artisti giapponesi cadono.

Takegami è roso dal di dentro dalla ricerca dell’universalità dell’arte, una sorta di difficile missione che ha accettato con fermezza e modestia

Maria Cristina Vicamini - Art consultant, Milano (2004)

La sua pittura di matrice prettamente iconica si colloca in quell'area oggi poco battuta del surreale, dell’onirico, del ricordo. I suoi tulipani fluorescenti sono spesso baciati da una luna quasi offuscata dalle nebbie; non importa che queste siano padane o prese a prestito dalle xilo di Hokusai, come se il velo della memoria fosse sempre in agguato a disvelare, in veste di offuscato sipario, il mistero dei suoi più reconditi dejà vu.

Anche i supporti contribuiscono a consolidare questo clima: oggetti trovati, tessuti vari, camicie… una sceneggiatura al contempo casuale e citazionista che strizza l’occhio al New Dada e ad alcune esperienze di Fluxus. E forse sono proprio queste ultime che stimolano Kazuto ad un approccio con il pubblico proprio in luoghi “non deputati” alle atri visive, in posti cioè di socializzazione dove i comportamenti, per l’appunto si rivelano vari e variegati, e l’avvicinamento all'opera risulta comunque una scommessa sia per l’autore che per l’ipotetico fruitore.

Questo giovane artista, che fortunatamente non ha ceduto alla tentazione del digitale e ha scelto di essere pittore, si presenta a noi con la modestia che caratterizza gli intellettuali orientali. Che le sue lune illuminino anche i nostri cuori

Stefano Pizzi - Accademia di Brera, Milano (2001)